‘Pesa i resti di Annibale:
quante libbre di un condottiero così grande
vi troverai? Eppure è proprio lui,
lui a cui non bastava tutta l’Africa,
dall’oceano dei Mauri al tepore del Nilo,
dalle terre etiopi a quelle degli elefanti.
Volle aggiungere alle sue conquiste la Spagna,
oltrepassare i Pirenei.
La natura gli oppose nevi e Alpi:
lui si aprì un varco tra le rupi,
rompendo i monti con l’aceto.
Ormai è in Italia, ma vuol spingersi oltre.
“Nulla ho fatto”, esclama, “se con le mie armate
non sfondo le porte di Roma
e in mezzo alla Suburra
non pianto il mio stendardo.”
Uno spettacolo degno di un quadro:
quel condottiero guercio
che cavalca la belva di Getulia!
E alla fine? O gloria, anche lui è vinto,
fugge a precipizio in esilio
e, sia pure grande e ammirevole,
siede come un cliente
davanti alla tenda del re,
e attende che il tiranno di Bitinia
si degni d’aprire i suoi occhi.
E a quell’anima, che sconvolse il mondo,
fine non porranno spade, macigni o strali,
ma quell’anello, vindice implacabile
di Canne e di tanto sangue versato.
Vai, vai, corri fra i dirupi delle Alpi,
pazzo che sei: oggetto di declamazioni,
divertirai solo i ragazzi.’

(Giovenale, Satira X)

 

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One Response to “”

  1. Hello there!

    Sorry for the late reply. Yes, sure! No problem 🙂 Which posts would you like to quote exactly?

    Joan

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