‘Notte di pioggia, camion, zanzare e sogni inquieti. Livio scrive che prima di attraversare i Pirenei Annibale vide nel sonno un giovane, simile a un dio, affermare di essere stato mandato da Melkqart – il Giove dei Punici – per condurlo verso l’Italia. Seguimi, dice la visione, e non distogliere mai gli occhi da me. Si racconta che, nel sogno, Annibale lo abbia effettivamente seguito senza mai guardarsi intorno o volgersi indietro, ma poi, per la curiosità propria della natura umana, “fantasticando nella sua mente che cosa mai fosse ciò che gli era stato vietato di guardare, si volse e vide dietro di sè un serpente di mirabile grandezza che si avvolgeva in grandi spire in mezzo a una rovina di alberi e virgulti, mentre dietro lo seguiva un temporale con grande fragore nel cielo”.
Ora lampeggia davvero sui Pirenei d’Oriente, con crepitar di tuoni pesanti nella zona di Andorra, e Annibale, spaventato dal mostro, chiede in sogno alla sua guida che segno sia quello e quale pronostico contenga: gli vien detto che quel prodigio rappresenta non un nemico, ma la distruzione dell’Italia che egli stesso sta per provocare. Che egli dunque “continuasse la marcia nè indagasse oltre e lasciasse che il destino rimanesse occulto”. Piove forte sulla valle, sento svegliarsi nel buio anche l’ombra di Orfeo che, per essersi voltato indietro all’uscita dall’oltretomba, perse per la seconda volta la moglie Euridice. Come la moglie di Lot, giratasi a guardare l’incendio della sua città biblica e trasformata per questo in una statua di sale.
Non so se Annibale avrà perduto il sonno. Di certo, quel sogno non lo lascerà in pace per quindici anni, tanto durerà la campagna d’Italia. Ci penserà durante la disastrosa traversata alpina e nei pantani dell’Arno, ma ci penserà soprattutto dopo le grandi vittorie, quando, nonostante la disfatta, Roma non accetterà di piegare la testa e chiedere la pace. Forse allora, dopo il 216 – anno della battaglia di Canne -, vedrà il vero volto del mostro. Capirà che il serpente, l’orrido gremlin che lo insegue dalla Spagna, non è la devastazione dell’Italia, ma il risveglio della micidiale macchina militare di Roma.’

(Paolo Rumiz, ‘Annibale, Un Viaggio’)

 

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