Rimbaud a Georges Izambard

Posted in Rimbaud with tags , , on April 15, 2013 by chjoan

Charleville, 2 novembre  1870

[…] Muoio, mi decompongo nella mediocrità, nella meschinità, nel grigiastro. Che  vuole, mi sono tremendamente incaponito a voler adorare la libertà libera, e… un mucchio di cose, da ‘fare pietà’, vero? – Avrei dovuto ripartire oggi stesso; potevo farlo: ero vestito a nuovo, bastava vendere l’orologio, e viva la libertà! – Dunque, sono rimasto. Sono rimasto! – e molte altre volte avrò voglia di ripartire. – Su, cappello, cappotto, i pugni nelle tasche, e via! – Ma resterò, resterò. Questo non l’ho promesso. Ma lo faccio per meritarmi il suo affetto: me l’ha detto lei. Lo meriterò.

       La riconoscenza che sento, non gliela saprei esprimere oggi meglio dell’altro ieri. Gliela proverò. Se si trattasse di fare qualcosa per lei, morirei pur di farlo, – ha la mia parola. – Mi rimane un mucchio di cose da dire…

       Quel ‘senza cuore’ di                                                                                  A. Rimbaud

Guerra: –  Niente assedio di Mézières. A quando? Nessuno ne parla. – Ho fatto la sua commissione al sign. Deverrière, e se occorre altro lo farò. – Qua e là, qualche franca-tiratoria. – Abominevole prurigine d’idiozia, ecco lo stato d’animo della popolazione. Se ne sentono delle belle, sul serio. E’ dissolvente

Monsieur Georges Izambard

A Douai

arthur-rimbaud

Posted in Uncategorized with tags , , , , on March 3, 2012 by chjoan

‘Notte di pioggia, camion, zanzare e sogni inquieti. Livio scrive che prima di attraversare i Pirenei Annibale vide nel sonno un giovane, simile a un dio, affermare di essere stato mandato da Melkqart – il Giove dei Punici – per condurlo verso l’Italia. Seguimi, dice la visione, e non distogliere mai gli occhi da me. Si racconta che, nel sogno, Annibale lo abbia effettivamente seguito senza mai guardarsi intorno o volgersi indietro, ma poi, per la curiosità propria della natura umana, “fantasticando nella sua mente che cosa mai fosse ciò che gli era stato vietato di guardare, si volse e vide dietro di sè un serpente di mirabile grandezza che si avvolgeva in grandi spire in mezzo a una rovina di alberi e virgulti, mentre dietro lo seguiva un temporale con grande fragore nel cielo”.
Ora lampeggia davvero sui Pirenei d’Oriente, con crepitar di tuoni pesanti nella zona di Andorra, e Annibale, spaventato dal mostro, chiede in sogno alla sua guida che segno sia quello e quale pronostico contenga: gli vien detto che quel prodigio rappresenta non un nemico, ma la distruzione dell’Italia che egli stesso sta per provocare. Che egli dunque “continuasse la marcia nè indagasse oltre e lasciasse che il destino rimanesse occulto”. Piove forte sulla valle, sento svegliarsi nel buio anche l’ombra di Orfeo che, per essersi voltato indietro all’uscita dall’oltretomba, perse per la seconda volta la moglie Euridice. Come la moglie di Lot, giratasi a guardare l’incendio della sua città biblica e trasformata per questo in una statua di sale.
Non so se Annibale avrà perduto il sonno. Di certo, quel sogno non lo lascerà in pace per quindici anni, tanto durerà la campagna d’Italia. Ci penserà durante la disastrosa traversata alpina e nei pantani dell’Arno, ma ci penserà soprattutto dopo le grandi vittorie, quando, nonostante la disfatta, Roma non accetterà di piegare la testa e chiedere la pace. Forse allora, dopo il 216 – anno della battaglia di Canne -, vedrà il vero volto del mostro. Capirà che il serpente, l’orrido gremlin che lo insegue dalla Spagna, non è la devastazione dell’Italia, ma il risveglio della micidiale macchina militare di Roma.’

(Paolo Rumiz, ‘Annibale, Un Viaggio’)

 

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , on March 3, 2012 by chjoan

‘Pesa i resti di Annibale:
quante libbre di un condottiero così grande
vi troverai? Eppure è proprio lui,
lui a cui non bastava tutta l’Africa,
dall’oceano dei Mauri al tepore del Nilo,
dalle terre etiopi a quelle degli elefanti.
Volle aggiungere alle sue conquiste la Spagna,
oltrepassare i Pirenei.
La natura gli oppose nevi e Alpi:
lui si aprì un varco tra le rupi,
rompendo i monti con l’aceto.
Ormai è in Italia, ma vuol spingersi oltre.
“Nulla ho fatto”, esclama, “se con le mie armate
non sfondo le porte di Roma
e in mezzo alla Suburra
non pianto il mio stendardo.”
Uno spettacolo degno di un quadro:
quel condottiero guercio
che cavalca la belva di Getulia!
E alla fine? O gloria, anche lui è vinto,
fugge a precipizio in esilio
e, sia pure grande e ammirevole,
siede come un cliente
davanti alla tenda del re,
e attende che il tiranno di Bitinia
si degni d’aprire i suoi occhi.
E a quell’anima, che sconvolse il mondo,
fine non porranno spade, macigni o strali,
ma quell’anello, vindice implacabile
di Canne e di tanto sangue versato.
Vai, vai, corri fra i dirupi delle Alpi,
pazzo che sei: oggetto di declamazioni,
divertirai solo i ragazzi.’

(Giovenale, Satira X)

 

Posted in The Mirror and The Rose with tags on March 3, 2012 by chjoan

‘Più gustoso del vino invecchiato
Più dolce del circolare delle coppe
E’ il gioco delle lance e delle spade
Lo scontro delle schiere al mio comando.
Affrontare la morte in battaglia è la mia vita,
Poichè la vita è ciò che appaga l’anima.’

Al-Mutanabbi

‘Il tuo spirit…

Posted in The Mirror and The Rose with tags , , , on March 3, 2012 by chjoan
‘Il tuo spirito si mescola col mio
Come il vino è mischiato all’acqua;
Qualunque cosa tocchi te, mi tocca.
In tutti i luoghi dell’anima tu sei me.’

Al-Hallaj

‘Vieni quando …

Posted in The Mirror and The Rose, Uncategorized with tags , , on March 3, 2012 by chjoan

‘Vieni quando gli ospiti della sera dormono
E cadi su di me come cade la rugiada di notte,
Quando nessuno proibisce o interviene.’

Waddah Al-Yaman

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La Cafetière

Posted in Uncategorized with tags , , , , , on December 27, 2011 by chjoan

The clock struck one; everybody halted. I saw something which had escaped me: a woman who was not dancing. 

She sat on a wide armchair next to the fireplace and seemed absolutely indifferent to what happened around her.

Never, not even in a dream, anything so perfect had revealed itself before my eyes; a skin of blinding whiteness, ash blonde hair, long eyelashes and blue eyes, so clear and transparent that through them I could distinctly detect her soul as a pebble lying at the bottom of a stream. 

And I felt that, if I ever happened to love someone, it would have been her. […]

I no longer had any idea of either place or time; the real world did not exist for me anymore: all the ties which tied me to it were loosened; my soul, free from its prison of mud, flowed in the vague and infinite; I understood things which no man can understand, Angela’s thoughts revealed themselves to me without need to open her mouth, for her soul shone in her body as in an alabaster lamp and the rays which emanated from her breast cut through mine from side to side.

(Théophile Gautier)

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